Mario Luzi da POESIE SPARSE (1945-48)
Proverbio Sardo - NEN BELLA...
Grazia Deledda (da ELIAS PORTOLU)
Pedro Salinas (da Aventura poética)
...Madrid un anno dopo...
Dal "Figlio di Bakunìn" e da "Bellas Mariposas" (Sergio Atzeni)
Fabrizio de Andrè "Canzone del maggio"
Omaggio ad ALDA MERINI
Da "Assandira" di Giulio Angioni
EPICURO alcuni brani tratti dalla "LETTERA SULLA FELICITA' (a Meneceo)"
Martina Longobardi - "Sposa e madre" - "Anagramma n° 23"
Arthur Rimbaud - "VOCALI/VOYELLES" (1872)
Peppino Mereu (seconda meta' dell '800) - "NANNEDDU MEU"

  Mario Luzi da POESIE SPARSE (1945-48)
 
Quante ombrose dimore hai già sfiorato,
anima mia, senza trovare asilo:
dal sogno rifluivi alla memoria,
da memoria tornavi ad essere sogno,
per via ti sorprendeva la bufera.

Senza felicità, senza speranza
di quiete - ma guarda come il volto
puramente contiene il suo destino -
a volte ti levavi rischiarata
dalla ragione, a volte ti eclissavi.

Vivi, incredibilmente ti fu dato;
esisti, come sia lo chiedo ancora
al passato, a quest'ora in cui più lieve
la montagna di sé scolpisce il sole
e la sera che il mare fugge e implora.

torna su

 
  Proverbio Sardo
 
NEN BELLA SENZA PECCU, NEN FEA SENZA TRACTU.

Non c'è una bella donna senza difetto, nè una brutta senza grazia


torna su

 
  Grazia Deledda (da ELIAS PORTOLU )  
 

[...] se n'andavano lontano, all'ombra delle alte macchie.
Tutto taceva nella metallica quiete del pomeriggio; davanti a loro i monti pittoreschi di Lula si profilavano nitidi e turchini sul cielo puro, e in lontananza, tra il verde della brughiera, i cavalli correvano agilmente, inseguendosi in rapidi giri. Pareva un quadro.
E gli amici, piacevolmente sdraiati sull'erba, si raccontavano l'un l'altro il loro passato più o meno avventuroso, le leggende della chiesa, storielle di donne, vicende epiche accadute ai Sardi antichi...
Fuori la notte era fresca, talvolta quasi fredda: la luna calava sul vasto occidente, dando alla brughiera un incanto selvaggio. Oh pallide notti delle solitudini sarde!Il richiamo vibrato, la selvatica fragranza del timo, l'aspro odore del lentischio, il lontano mormorio dei boschi solitari, si fondono in un armonia monotona, malinconica, che dà all'anima un senso di tristezza solenne, una nostalgia di cose antiche e pure...


torna su

 
  Pedro Salinas (da Aventura poética)  
 

Lo que eres
me distrae de lo que dices.

Lanzas palabras veloces,
empavesadas de risas,
invitándome
a ir donde ellas me lleven.
No te atiendo, no las sigo:
estoy mirando
los labios donde nacieron.

Miras de pronto a lo lejos.
Clavas la mirada allí,
no sé en qué, y se te dispara
a buscarlo ya tu alma
afilada, de saeta.

Yo no miro adonde miras:
yo te estoy mirando mirar.

Y cuando deseas algo
no pienso en lo que tú quieres,
ni lo envidio: es lo de menos.
Lo que quieres hoy, lo deseas;
mañana lo olvidarás
por una querencia nueva.
No. Te espero más allá
de los fines y los términos.
En lo que no ha de pasar
me quedo, en el puro acto
de tu deseo, queriéndote.
Y no quiero ya otra cosa
más que verte a ti querer.

torna su

 
  ...Madrid un anno dopo...11 marzo 2005  
 

11 marzo 2005...una anno fà la tragedia, mi fermo per un attimo e penso a tutte le volte che di mattina ho preso lo stesso treno da Alcalà de Henares per Madrid, l'arrivo naturalmente alla stazione di Atocha. In quel treno portavo con me tutta la spensieratezza di un ragazzo che viveva un esperienza entusiasmante come quella dell'erasmus in una terra così calorosa e amabile come la Spagna. Ricordo gli incontri, quelle chiacchere lunghe o brevi con i compagni di viaggio occasionali, i sorrisi, le battute di studenti o lavoratori che si spostavano dalla periferia per la grande Madrid... ho tutto impresso con me e me lo porto dietro, tesoro inestimabile di sguardi, attimi, brividi per il corpo e tanto amore e affetto per una terra e una città che mi ha adottato per un anno intenso e indimenticabile.
IGx
 

torna su

 
  Dal "Figlio di Bakunìn" e da "Bellas Mariposas" (Sergio Atzeni)  
 

Il figlio tornava ogni domenica. Portava la paga intera. Molti, che l’avevano considerato un signorino buonanulla, si sono ricreduti. Aveva quindici anni, sembrava un bambino, come corpo, ma l’anima era quella di un uomo fatto. Non andava nei pozzi di Montevecchio, no, per il suo carattere era un’umiliazione troppo grande marciare con gli altri minatori all’alba nelle stesse strade dove aveva camminato a testa alta vestito da signore.
Una mattina entro nella stanza e trovo donna Margherita in piedi dietro la finestra. Guardava il figlio che si allontanava. Piangeva. Si è girata, mi ha visto. Non ho avuto il coraggio di dire una sola parola. Si è asciugata le lacrime col dorso della mano e ha fatto una smorfia come se dicesse:
<<Che vuoi farci?>> e ha soggiunto <<Tullio va in miniera per darmi da mangiare, ma all’età sua potrebbe studiare e farsi valere nel mondo, perchè è buono, è bello, e non è stupido >>.
Passano pochi giorni e una mattina non si leva dal letto. <<Ho male al costato>> dice. Quella notte è morta, in silenzio, senza disturbare nessuno. L’ho lavata e vestita, era bianca come un’anima del purgatorio, pelle e ossa. I capelli erano neri, ali di corvo, le ho sciolto la crocchia, erano lunghi fino a terra, fini e morbidi come seta.
                                           ***                          ***
...abbiamo appoggiato gli asciugamani vicino all’ombrellone di una signora simpatica che stava allattando e ci siamo tuffate quando nuoto dimentico casa quartiere futuro mio babbo il mondo e mi dimentico dovevo nascere pesce mi piace guizzare sotto il pelo dell’acqua e uscire ogni tanto a respirare e guardare il sole che scintilla sulle ondine di maestrale o abbaglia sulle onde di levante che ti succhiano in basso mi piace giocare con le onde allungarmi perchè mi portino in alto e mi buttino in un gorgo scivolargli sotto combattendo il risucchio passargli in mezzo spaccandole a volte sono dure come schiaffi e quando il mare è come ieri piatto mi piace ascoltare nell’acqua il rumore del mio respiro che esce e entra ogni tre bracciate mi piace sentire i piedi che si allargano come mani per spingermi e il movimento a rana delle gambe Luna nuota uguale preciso gente di Santa Lamenera non c’è uno che nuota a stile siamo grezzi...
 

torna su

 
  Fabrizio de Andrè "Canzone del maggio" dall'Album Storia di un impiegato (1973)  
 
CANZONE DEL MAGGIO

Anche se il nostro maggio
ha fatto a meno del vostro coraggio
se la paura di guardare
vi ha fatto chinare il mento
                se il fuoco ha risparmiato
                le vostre millecento
                anche se voi vi credete assolti
                siete lo stesso coinvolti.
E se vi siete detti
non sta succedendo niente,
le fabbriche riapriranno,
arresteranno qualche studente
                convinti che fosse un gioco
                a cui avremmo giovato poco
                provate pure a credervi assolti
                siete lo stesso coinvolti.
Anche se avete chiuso
le vostre porte sul nostro muso
la notte che le "pantere"
ci mordevano il sedere
                lasciandoci in buonafede
                massacrare sui marciapiede
                anche se ora ve ne fregate,
                voi quella notte voi c'eravate.
E se nei nostri quartieri
tutto è rimasto come ieri,
senza le barricate
senza feriti, senza granate,
                se avete preso per buone
                le "verità" della televisione
                anche se allora vi siete assolti
                siete lo stesso coinvolti.
E se credete ora
che tutto sia come prima
perchè avete votato ancora
la sicurezza, la discipila,
                convinti di allontanare
                la paura di cambiare
                verremo ancora alle vostre porte
                e grideremo ancora più forte
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti,
per quanto voi vi crediate assolti,
siete per sempre coinvolti.

 

torna su

 
  Alda Merini - VUOTO D'AMORE [1991]  
 
LO SGUARDO DEL POETA  [Introduzione a VUOTO D'AMORE]

Se qualcuno cercasse di capire il tuo sguardo
Poeta difenditi con ferocia
il tuo sguardo son cento sguardi che ahimè ti hanno
             guardato tremando
                                     ***
"SONO NATA IL VENTUNO"  [Da Il volume del canto]

Sono nata il ventuno a primavera
   ma non sapevo che nascere folle,
   aprire le zolle potesse scatenar tempesta.
Così Proserpina lieve
  vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.
                                     ***
"ALDA MERINI"  [Da La gazza ladra - Venti ritratti (1985)]

Amai teneramente dei dolcissimi amanti
senza che essi sapessero mai nulla.
E su questi intessei tele di ragno
e fui preda della mia stessa materia.
In me l'anima c'era della meretrice
della santa della sanguinaria e dell'ipocrita.
Molti diedero al mio modo di vivere un nome
e fui soltanto una isterica.
                                     ***
"IL GREMBIULE"  [Da La gazza ladra - Venti ritratti (1985)]

Mia madre invece aveva un vecchio grembiule
per la festa e il lavoro,
a lui si consolava vivendo.
In quel grembiule noi trovammo ristoro
fu dato agli straccivendoli
dopo la morte, ma un barbone
riconoscendone la maternità
ne fece un molle cuscino
per le sue esequie vive.
                                     ***
"UN ARMONIA MI SUONA"  [Da La Terra Santa]

Un'armonia mi suona nelle vene,
allora simile a Dafne
mi trasmuto in un albero alto,
Apollo, perchè tu non mi fermi.
Ma sono una Dafne
accecata dal fumo della follia,
non ho foglie nè fiori;
eppure mentre mi trasmigo
nasce profonda la luce
e nella solitudine arborea
volgo una triade di Dei.
 

torna su

 
  Da "Assandira" di Giulio Angioni [2004]  
 
Cadono ancora gocce rade quando si fa vivo il magistrato con sotto l’ascella un mazzo di giornali. Ma il cielo adesso è alto. Scampoli dell’ira si sfilacciano nel fondo azzurro carico. Il sole impone la sua magnificenza sui luoghi anneriti dall’incendio, ne aspira già i vapori dopo il temporale. Tutto il mondo intorno si dà un’aria innocente, con gli uccelli nei chiassi del mattino che dovrebbero mettere allegria.
Per essere tornato qui a quest’ora il magistrato si dev’essere alzato presto stamattina. Uno che non dorme la notte o che gli basta poco sonno. Eppure avrà sì e no quarantacinque anni. Parcheggia fuori dal muretto che delimita i sei ettari dell’agriturismo Assandira, sotto la rustica tettoia del parcheggio riservato a chi viene benvenuto, come assicura una scritta in cinque lingue e in due varietà di sardo, dove c’è anche bella grande e ancora leggibile Assandira Map, che è una mappa dei luoghi tutta piena di balle, come il luogo dove hanno sparato il bandito Tilocca, e cose vere come la sorgente Mitza Zedda.
                                                                     ***
Prima del magistrato da lontano si è sentito e visto un enorme gabbiano in avanscoperta a ispezionare i resti. Il vecchio ha pensato a come i tempi cambiano, perché un tempo a ispezionare un luogo rovinato da un disastro si sarebbe visto un avvoltoio, e poi non sarebbe arrivato un magistrato in borghese, ma i carabinieri in divisa da campagna, o i baschi blu in tuta mimetica.
                                                                     ***
Ieri sera il vecchio è rimasto solo. Trapassato da parte a parte dalla sua disgrazia. Solo, nel rumore normale della pioggia, acqua che prende all'anima. Qui dopo tre anni di rumori nuovi e strani, di voci in lingue forestiere, di suoni e di frastuoni, il vecchio ha passato questa notte accoccolato per terra nel pagliaio, la schiena contro il muro, come in altri tempi col sacco di orbace sulla testa nella pioggia sotto qualche albero o anfratto.
                                                                    ***
Certe notti di luna Costantino Saru risaliva in cima a Gennemari con la sua doppietta. Si guardava Assandira addormentata e mormorava:

ass'andira ass'andira
andira andira e boh!


Bho?Se ne tornava giù inciampando su quei bho!

 

torna su

 
  EPICURO [ Samo, 341 a.C. - 270 a.C. ] LETTERA SULLA FELICITA' (a Meneceo)  
 
Meneceo,
Mai si è troppo giovani o troppo vecchi per la conoscenza della felicità.
A qualsiasi età è bello occuparsi del benessere dell'animo nostro.
Chi sostiene che non è ancora giunto il momento di dedicarsi alla conoscenza di essa, o che ormai è troppo tardi , è come se andasse dicendo che non è ancora il momento di essre felice, o che ormai è passata l'età. Ecco che da giovani come da vecchi è giusto che noi ci dedichiamo a conoscere la felicità. Per sentirci sempre giovani quando saremo avanti con gli anni in virtù del grato ricordo della felicità avuta in passato, e da giovani, irrobustiti in essa, per prepararci a non temere l'avvenire. Cerchiamo di conoscere allora le cose che fanno la felicità, perchè quando essa c'è tutto abbiamo, altrimenti tutto facciamo per possederla.
                                                              ***
Poi abituati a pensare che la morte non costituisce nulla per noi, dal momento che il godere e il soffrire sono entrambi nel sentire, e la morte altro non è che la sua assenza.
                                                              ***
Consideriamo inoltre una gran cosa l'indipendenza dai bisogni non perchè sempre ci si debba accontentare del poco, ma per godere anche di questo poco se ci capita di non avere molto, convinti come siamo che l'abbondanza si gode con più dolcezza se meno da essa dipendiamo.
In fondo ciò che veramente serve non è difficile a trovarsi, l'inutile è difficile.
I sapori semplici danno lo stesso piacere dei più raffinati, l'acqua e un pezzo di pane fanno il piacere più pieno a chi manca.
                                                              ***
La fortuna per il saggio non è una divinità come per la massa - la divinità non fa nulla a caso - e neppure qualcosa priva di consistenza.
Non crede che essa dia agli uomini alcun bene o male determinante per
la vita felice, ma sa che può offrire l'avvio a grandi beni o mali. Però è meglio essere senza fortuna ma saggi che fortunati e stolti, e nella pratica è preferibile che un bel progetto non vada in porto piuttosto che abbia successo un progetto dissennato.
Medita giorno e notte tutte queste cose e altre congeneri, con te stesso e con chi ti è simile, e mai sarai preda dell'ansia.
Vivrai invece come un dio fra gli uomini.
Non sembra più nemmeno mortale l'uomo che vive fra beni immortali.
 
torna su

 
  Martina Longobardi - "Sposa e madre " - "Anagramma n° 23 "  
 
SPOSA E MADRE

Portami in braccio
all’altare del vecchio tormento.

Lasciami in ginocchio,
sposa e madre di tutto.

Unisci i miei palmi,
ascolta preghiere di coraggio.

Donami fiori e nastri,
tra dita non più nude intrecciali.

Prepara un letto
di mirti e ginestre
ad accogliere vecchi giorni
e nuove vite.

Brucia le carni
con il mare caldo
della notte più lunga.

         ***

ANAGRAMMA N° 23

Vedo la pelle mia
indelebile segno tirato.

Tocco ruvidi segni,
pazienti e malati.

Alveo recondito,
oscuro antro ostinato ed enigmatico
avvolge rovina estrema.

 
torna su

 
  Arthur Rimbaud - "VOCALI/VOYELLES" (1872)  
 
VOCALI

      A nera, E bianca, I rossa, U verde, 0 blu: vocali!
      Un giorno dirò i vostri ascosi nascimenti:
      A, nero vello al corpo delle mosche lucenti
      Che ronzano al di sopra dei crudeli fetori,

5    Golfi d'ombra; E, candori di vapori e di tende,
       Lance di ghiaccio, bianchi re, brividi di umbelle;
       I, porpore, rigurgito di sangue, labbra belle
      Che ridono di collera, di ebbrezze penitenti;

      U, cicli, vibrazioni sacre dei mari verdi,
10  Quiete di bestie ai campi, e quiete di ampie rughe
      Che l'alchimia imprime alle fronti studiose.

      O, la suprema Tromba piena di stridi strani,
      Silenzi attraversati dagli Angeli e dai Mondi:
      -O, l'Omega, ed il raggio violetto dei Suoi Occhi!

                                                   ***
VOYELLES

      A noir, E blanc, I rouge, U vert, O bleu: voyelles!
      Je dirai quelque jour vos naissances latentes:
      A, noir corset velu des mouches éclatantes
      Qui bombinent autour des puanteurs cruelles,

5    Golfes d'ombre; E, candeurs des vapeurs et des tentes,
      Lances des glaciers fiers, rois blancs, frissons d'ombelles;
      I, pourpres, sang craché, rire des lèvres belles
      Dans la colère ou les ivresses pénitentes;

      U, cycles, vibrement divins des mers virides,
10  Paix des pâtis semés d'animaux, paix des rides
      Que l'alchimie imprime aux grands fronts studieux;

      O, suprême Clairon plein des strideurs étranges,
      Silences traversés des Mondes et des Anges:
      - O l'Oméga, rayon violet de Ses Yeux!

 
torna su

 
  Peppino Mereu (seconda meta' dell '800) - "NANNEDDU MEU"
 
NANNEDDU MEU

Nanneddu meu su mundu est gai,
a sicut erat non torrat mai.

Semus in tempos de tirannias,
infamidades e carestias;
commo sos populos cascan che canes
gridende forte "cherimus pane".

Famidos nois semus pappande
pane e castanza, terra cun lande;
terra ch'a fangu, torrat su poveru
senz'alimentu, senza ricoveru.

Cussas banderas numeru trinta
de binu bonu mudana tinta;
appena mortas cussas banderas
non pius s'osservan imbriagheras.

Semus sididos, issa funtana
pretende s'abba parimus ranas.
Abbocaeddos, laureados,
buzzacas boidas e ispiantados.

Adiosu Nanni, tenet'a contu,
fache su surdu, ghettad'a tontu;
e tantu l'ides: su mundu est gai
a sicut erat non torrat mai.

                                                   ***
NANNEDDU MIO

Nanneddu mio il mondo e' cosi',
cosi' com'era non tornera' mai.

Siamo in tempi di tirannie,
infamita' e carestie;
ora i popoli sbadigliano come cani
gridando forte "vogliamo pane".

Affamati noi stiamo mangiando
pane e castagne, terra con ghiande; terra come fango,
si riduce il povero
senza alimento, senza ricovero.

Quelle compagnie numerose
del vino buono mutano il colore;
appena finite quelle compagnie
non si vedranno piu' sbornie.

Siamo assetati alla fontana
cercando l'acqua sembriamo rane.
Avvocatelli, laureati,
tasche vuote e spiantati.

Addio Nanni, tieniti in conto,
fai il sordo, fingi di esser tonto;
tanto lo sai: il mondo e' cosi'
cosi' com'era non tornera' mai.
 
torna su